Ospedale Santa Maria: per la fondazione Veronesi un'eccellenza nella cura dei tumori alla tiroide

Ospedale Santa Maria: per la fondazione Veronesi un'eccellenza nella cura dei tumori alla tiroide

A ricevere l'encomio è stata la struttura di Otorinolaringoiatria

Secondo le classifiche dello Sportello Cancro della fondazione Umberto Veronesi, la struttura di Otorinolaringoiatria del Santa Maria Nuova è un reparto di eccellenza per la cura dei tumori alla tiroide. E’  uno dei pochi in Italia, e l’unico in Emilia-Romagna, a fregiarsi della prestigiosa stelletta assegnata in base ai giudizi di una commissione nazionale formata da cinquanta medici che operano nel campo della diagnosi e della cura dei tumori. E’ un successo che arriva da molto lontano perché sono trent’anni che il direttore di Torino, dottor Verter Barbieri, si occupa del cancro alla tiroide. Solo nel 2010 nel reparto sono stati operati per patologie tiroidee circa 300 pazienti, di cui il 50% per carcinomi, e in vent’anni gli interventi sono stati più di cinquemila: una delle casistiche più vaste d’Italia.

Sempre nel 2010 l’equipe di Otorino, in totale dieci medici, ha effettuato duemila interventi chirurgici, in maggioranza per tumori, oltre a diverse migliaia di visite negli ambulatori specialistici: servizio audiometrico, centro di foniatria e logopedia, ambulatorio oncologico e ambulatorio rinologico. E’ uno dei pochissimi centri in italiani dove si effettua lo screening neonatale della sordità che permette di intervenire nel primo anno di età, restituendo l’udito a bambini altrimenti destinati a diventare sordomuti. Entrato al Santa Maria Nuova con il dottor Caroggio, Verter Barbieri è diventato direttore dal 2005. “In Otorino - dice - la super specializzazione indispensabile. Per dare il massimo possibile al paziente, il medico deve occuparsi prevalentemente di un determinato distretto.  Ma allo stesso tempo senza lavoro di squadra non si fanno risultati”. Sono principi che il direttore applica nell’organizzazione del reparto: così il dottor Giovanni Bianchini si occupa in particolare delle patologie dell’orecchio, il dottor Daniele Perano del naso, mentre il dottor Corrado Pedroni è specializzato nella laringe e nelle corde vocali.



L'intervista integrale al responsabile del reparto di Otorinolaringoiatra, il dottore Verter Barbieri





Dottor Barbieri, quali sono le malattie che vi impegnano di più?

Tutto quello che facciamo qui dal punto di vista diagnostico e terapeutico riguarda esclusivamente i tre “distretti” del naso, delle orecchie e della gola. Curiamo con le terapie convenzionali le forme flogistiche, cioè infiammatorie: faringiti, laringiti, sinusiti, otiti etc. Sono le meno gravi dal punto di vista della prognosi e in genere richiedono ricoveri brevi, di tre o quattro giorni. Invece la maggioranza dei nostri ricoverati è qui per patologie tumorali, che ovviamente impongono

tempi di degenza maggiori, con un periodo post operatorio ben più lungo.

Parliamo ora delle malattie comuni, che però complicano la vita. Le sinusiti, ad esempio. Come sono cambiate le tecniche operatorie?

Un tempo la chirurgia era molto invasiva e prevedeva grosse demolizioni. Oggi la novità per le

patologie naso-sinusali è la chirurgia endoscopica mini-invasiva.

In quali casi viene applicata?

Soprattutto per risolvere sinusiti con raccolte purulente oppure provocate da un corpo estraneo, e ancora per le poliposi nasali che da noi sono molto diffuse. Sono un’infinità. La tecnica endoscopica garantisce lo stesso livello qualitativo di cura con minori fastidi, minor dolore, meno tamponamenti. Inoltre bastano due giorni di ricovero, mentre prima era necessaria una settimana.

In quali altri casi applicate le tecniche mini-invasive?

Utilizziamo la microchirurgia laser per gli interventi alle corde vocali. Prima l’impatto invasivo era molto maggiore, oggi i tagli nel collo non si fanno più.

E l’orecchio?

La nostra frontiera è l’inserimento di apparecchi protesici che restituiscono l’udito alle persone sorde. In particolare realizziamo impianti cocleari (orecchio artificiale elettronico, ndr.) per i bambini di un anno nati sordi, che altrimenti diventerebbero sordomuti. Siamo stati fra i primi ad applicare questa tecnica, e per questa ragione si rivolgono a noi famiglie di ogni parte del Paese.

Quanti bambini piccoli operate ogni anno?

Una ventina. Inoltre siamo uno dei pochissimi centri in Italia ad effettuare lo screening neonatale in tutti i centrinascita della provincia di Reggio.

In cosa consiste?

E’ un esame per scoprire se il neonato è sordo: si fa con apparecchi particolari nel primo giorno di vita. E molto semplice, non costa nulla e possono farlo ostetriche e infermiere. Ma è importantissimo, perchè permette di intervenire in tempo, nel primo anno di vita, con l’impianto cocleare. Il bambino non diventerà sordomuto: potrà andare a scuola come gli altri, imparerà a parlare e avrà una vita normale.

Si può dire che avete sconfitto un handicap?

E’ così. Per questo mi sento di chiedere alle famiglie di collaborare con fiducia con noi, quando viene scoperta la sordità nel loro bambino. Inoltre mi auguro che lo screening neonatale venga esteso il più possibile. Ripeto, è semplice e non costa: è solo questione di organizzazione.

Veniamo ora alla cura dei tumori. Cos’è cambiato in questi anni?

Si fa più diagnosi precoce soprattutto perchè la gente ha imparato a farsi vedere dal medico quando avverte i primi sintomi. Va più spesso dal dentista, e si preoccupa se la voce cambia. Non si nasconde più di fronte all’insorgere della malattia.

Oggi vediamo tumori meno estesi rispetto a quindici anni fa, e di conseguenza possiamo curarli meglio. Una volta di fronte a un tumore alla laringe dovevamo procedere con grosse demolizioni e mutilando la voce, invece oggi interveniamo nella stragrande maggioranza dei casi con il laser in endoscopia.Lo stesso vale per le forme neoplastiche del massiccio facciale e della base del cranio: possiamo trattarle con la chirurgia endoscopica, al pari delle patologie infiammatorie. Inoltre in collaborazione con i neurochirurghi vengono eseguiti interventi per gli adenomi ipofisali.

Cosa sono?

Sono tumori a livello dell’ipofisi, dentro il cervello: ma ci arriviamo dal naso con una chirurgia molto meno invasiva. Un’infiammazione, ad esempio una sinusite cronica, può provocare un tumore?

Certo, gli eventi flogistici possono degenerare in forme tumorali nasali, alla tiroide, alle corde vocali.

Quindi bisogna tenersi sotto controllo?

Non si dovrebbe neppure dire. Con una sinusite non grave il controllo va fatto almeno ogni due o tre anni. Ma in altri casi, come i noduli alle corte vocali, i controlli dopo l’intervento devono essere molto più frequenti. Il suo reparto ha ricevuto una stelletta dallo “Sportello cancro” per la cura dei tumori alla tiroide. La classifica si può controllare nel sito internet www. corriere. it. Siete veramente pochi in Italia...

Soprattutto siamo gli unici in Emilia-Romagna.

A cosa si deve questo successo?

E’ un risultato che arriva da molto lontano. Sono trent’anni che mi occupo di chirurgia della tiroide, e in meno di vent’anni in questo reparto abbiamo fatto circa cinquemila interventi per patologie tiroidee. Il nostro Centro è conosciuto in tutta Italia, e molti pazienti arrivano da fuori Reggio. Solo nel 2010 abbiamo realizzato non meno di trecento interventi, di cui il 50% per carcinomi alla tiroide. Tutto avviene in collaborazione con il Centro della tiroide del Santa Maria Nuova presieduto dal dottor Roberto Valcavi, che è il direttore di Endocrinologia. Anche in questo campo la novità è data dalla diagnosi precoce: oggi riusciamo a vedere tumori molto piccoli. Basta un ecodoppler, un’ecografia alla mammella, un ecografista che “fa un giro” più ampio anche se l’esame non è strettamente tiroideo, per individuare un nodulo. Se non viene operato, il paziente viene seguito dal Centro endocrinologico con cure mediche e controlli.

E in caso di operazione?

Sempre chirurgia mini-invasiva. Un taglio piccolo, però la tiroide si toglie tutta.

E dopo cosa succede?

Sono necessarie terapie sostitutive, farmaci che permettono una vita normalissima anche senza la

tiroide.

E i tempi di vita?

Il 96% dei pazienti curati per il carcinoma papillare ben differenziato, oggi vive a cinque anni. E’ essenziale la diagnosi precoce, vedere i tumori piccoli e intervenire in tempo prima che provochino delle metastasi. Tutto questo è reso possibile grazie al lavoro di equipe con il Centro della tiroide: ogni settimana ci riuniamo per vedere insieme i malati da operare. Perchè chi gioca da solo oggi non fa risultati. E’ come nel calcio: bisogna passare la palla all’uno o all’altro in base alle caratteristiche dei giocatori e alla loro posizione in campo.